Archivio per la categoria 'Libri'

Alcuni libri consigliati di psicologia dello sport e della prestazione

Durante il webinar organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio i colleghi mi hanno chiesto cosa leggere per informarsi in relazione alla psicologia dello sport e della prestazione.

Sul momento ho consigliato queste letture.

R.S. Weinberg e D. Gould, Foundations of sport and exercise psychology, 2015, 6° edizione

Per me è il migliore libro generalista su questo tema e il primo che chi voglia avvicinarsi a questa disciplina deve leggere.

A. Higham, C. Harwood e A. Cale, Momentum in soccer, 2005, Coachwise Ltd

Introduzione alla psicologia del calcio innovativa centrata sul concetto di momentum e le abilità psicologiche richieste dal calcio.

C. Harwwod e E. Anderson, Coaching psychological skills in youth football

Libro teorico e pratico che introduce lo psicologo allo sviluppo delle abilità richieste nell’attività giovanile e che gli allenatori dovrebbero partecipare a sviluppare.

P.C. Terry et al., (a cura di), Secrets of Asian sport psychology, University of Souther Queensland

E’ un libro in cui ogni capitolo (sono più di 20) è dedicato a uno specifico sport di una nazione dell’Asia e come gli esperti di mental coaching lo affrontano con gli atleti top level di quella nazione. E’ un ebook che si può scaricare gratuitamente da:

A. Duckworth, Grit, 2017, Penguin Random House

Libro dedicato dedicato al concetto di grinta, così necessaria per eccellere e avere successo. Libro eccezionale per documentazione e chiarezza espositiva.

 

 

Recensione libro: Francesco Panetta – Io corro da solo

Io corro da solo

Francesco Panetta

Gemini Grafica Editrice, 2017

«Molti libri sono stati scritti intorno all’atletica e alla corsa e soprattutto al mondo della corsa lunga. Lo faccio anch’io, evitando però di dare consigli a chi ama la disciplina. Ho realizzato questa pubblicazione con un’impronta diversa. Racconto delle mie esperienze, iniziando da quando ragazzino correvo con i miei amici in Calabria: il primo paio di scarpe da “tennis”, la prima corsa, l’arrivo a Milano. In queste 150 pagine non ci sono né tempi, né allenamenti, ma storie: la Pro Patria, i sogni, le mie opinioni sull’atletica e, nel trentesimo anniversario del mio successo Mondiale nelle siepi a Roma, un lungo capitolo dedicato a quella che è stata la mia grande impresa, senza tralasciare l’Europeo vinto tre anni dopo a Spalato nella stessa distanza».

Riporto le caratteristiche psicologico di Panetta che emergono dall’intervista raccolta da Roberta Orsenigo.

Lottare “Era una mia caratteristica. Per me significava esprimere la mia forza fisica e mentale, non certo per spaventare gli altri. Io salivo sul ring e stabilivo la mia legge”.

Avventura “Correre contro un avversario è come praticare la pesca d’altura, tu non sai quanto è grosso il pesce che hai all’amo, ma nemmeno lui sa quanto grosso e cazzuto sei tu. Vince spesso il più astuto, non il più forte”.

Motivazione interiore “Ho sempre corso per me stesso, un viaggio durato quasi vent’anni. E’ uno sport individuale, la mente non la spegni mai. Devi avere la presunzione di essere sempre il migliore, la convinzione di essere il più forte”.

Allenatore eccellente “Giorgio Rondelli sapeva come correvano i miei avversari, era sempre in campo con me, mi motivava. Il tecnico non deve solo preparare le tabelle, ma deve essere una presenza costante nella vita di un atleta”.

Fisico e Testa “Si diventa campioni con il fisico, la testa e grazie alle persone che ti consigliano. Il talento non basta. E’ come studiare sempre”.

Sfidarsi “Ogni volta che stabilivo un personale, Rondelli mi faceva competere con i meno bravi. Mi diceva: solo quando riuscirai a tener a bada i più lenti, allora potrai confrontarti con i migliori. Allenarsi significa imparare a fare le cose che non sai fare”.

Passione “Perché correvo? Correvo perché mi piaceva andare forte, migliorarmi. Se potessi tornare indietro, però, non vorrei ritrovarmi sul rettilineo della pista di Roma, ma in quel paesino finlandese dove ho passato ore ad allenarmi. Oppure a Nova Milanese, quando correvo dietro la bicicletta del mio allenatore”.

Gestire le emozioni durante le Olimpiadi

Iniziano le Olimpiadi invernali 2018 e molti atleti per coronare il loro sogno si troveranno nella condizione di dovere fornire la prestazione che vale una vita sportiva. I Giochi olimpici sono la gara più importante per ogni atleta, è la gara che può cambiare la loro carriera sportiva, molto più di un mondiale. Vale per chi ha già vinto e vorrebbe ripetersi e per quegli atleti che si trovano per la prima volta nel ruolo di protagonista. Infatti, nonostante gli scandali del doping, vincere una medaglia alle Olimpiadi continua a essere il sogno di ogni atleta e per chi ha la possibilità realistica di riuscirci rappresenta veramente tutto quello che non si osava pensare, per timore che il desiderio non si realizzasse.

Ciò che gli atleti devono gestire in questi giorni è il loro panico, si può oscillare dalle vette della sicurezza nelle proprie capacità, sostenute dai risultati sportivi ottenuti, a momenti di puro terrore in cui gli scenari più negativi sembrano prendere il sopravvento. Più raro che provino queste emozioni saltellanti quegli atleti che non sono da podio, che aspirano a un piazzamento dignitoso, che sono già contenti di gareggiare durante il più grande evento sportivo mondiale.

Per gli altri, quelli da medaglia, quelli nelle prime posizioni del ranking mondiale, l’attesa può essere sfibrante. Devono sapere gestire questa fase di attesa, accettando questo rumore emotivo di fondo in tutte le sue sfumature, riducendo le emozioni distruttive con stati d’animo e pensieri costruttivi. La gara con se stessi non comincia al pronti-via, è già iniziata in questi giorni. Perché il prima determina il dopo, come si affrontano le giornate immediatamente precedenti determina come si arriverà al giorno della gara.

Spesso chiedo agli atleti quale sia la parte mentale del loro riscaldamento. Per molti consiste nel ripetersi mentalmente la prova che dovranno affrontare oppure si servono di parole scelte da loro per raggiungere un livello di attivazione emotiva ottimale. Questo lavoro mentale determina un misto di sentimenti, sensazioni fisiche e pensieri che consente di essere focalizzati solo sulla loro prestazione. In questo modo giungono agli attimi che precedono la partenza, dentro la loro bolla, totalmente presi da quello che stanno per fare, poi si parte e tutto succede, o dovrebbe succedere, in modo apparentemente spontaneo.

I bambini devono fare più sport e non solo uno

… E chi lo va a dire alle Federazioni Sportive che praticare un solo sport da bambini è dannoso per lo sviluppo dei futuri atleti e per il loro sviluppo personale.

Free Book – Managing talent development and pressure in sport

Managing Talent Development and Pressure in Sport FreeBook

Recensione libro: Coach Wooden and Me

E’ uscito l’ultimo libro di Kareem Abdul-Jabbar: “Coach Wooden and Me”. Racchiudere le emozioni di un rapporto cinquantennale nei bordi cartacei di un libro non dev’essere stato facile, neanche per una penna raffinata ed esperta del calibro di Lew Alcindor a.k.a Kareem Abdul-Jabbar. Il fenomeno ex Bucks e Lakers è riuscito in questa ardua impresa, e l’ha fatto in grande stile. Le pagine scorrono agilissime, tra riflessioni sulla propria adolescenza e maturità, sulle spinose vicende politiche del tempo e sulla propria visione di concetti elevati quali, ad esempio, la morale religiosa e l’etica sportiva.

Questo libro contiene tutto ciò che possa esserci da sapere su di loro, ma proprio tutto. Dai momenti più luminosi di successo ai momenti di più buia disperazione, quasi sempre placati dalle citazioni letterarie e dalle parole sempre appropriate del Coach. A questo proposito, Kareem cita questa frase di Mark Twain, particolarmente cara a Wooden:

«La differenza tra una parola quasi giusta e una giusta è davvero una grossa questione: è la differenza che c’è tra una lucciola e un lampo».

Il Coach ha sempre scelto il lampo, misurando con attenzione il peso delle proprie parole, per non ferire il proprio interlocutore e per fornirgli sempre spunti positivi.

(Sintesi recensione di Cataldo Martinelli)

Insegnare per allenare

Con Claudio Mantovani, responsabile scientifico Scuola dello Sport, dopo 25 anni di collaborazione e amicizia ci facciamo una foto insieme alla presentazione dei nuovi libri per gli allenatori, di cui è l’editor del volume “Insegnare per allenare”, Edizioni SdS-Coni.

Recensione: Ai vostri posti: Il mondo, lo sport, le Olimpiadi. I campioni che hanno vinto e quelli che non ce l’hanno fatta

Ai vostri posti

Il mondo, lo sport, le Olimpiadi. I campioni che hanno vinto e quelli che non ce l’hanno fatta

Valerio Piccioni, Gianni Bondini, Ivano Maiorella e Nicola Sbetti (a cura di)

Edizioni BookLab, 178 pagine a colori

Il libro si può richiedere a:

Ufficio stampa e comunicazione UISP, email: uisp@uisp.it  tel. 06-43984305.

Questo libro pubblicato nel 2016 in occasione dell’anno olimpico  contiene le biografie di una cinquantina di campioni di sport e di umanità, che hanno lasciato il segno pur non avendo necessariamente conquistato la medaglia d’oro. La pubblicazione è realizzata da La Corsa di Miguel e da Uisp.

L’anno olimpico è l’occasione per rileggere i Giochi attraverso la lente del valore sociale dello sport. Partendo dalle storie dei campioni che hanno vinto pur non essendo arrivati primi, delle donne che si sono fatte largo in un mondo storicamente maschile e maschilista, degli atleti simbolo della lunga marcia dei diritti, delle pari opportunità, dell’antirazzismo. “Ecco i pifferai magici di questa storia: spesso sono i vincitori è inevitabile ma a volte possono essere anche degli sconfitti – scrive Valerio Piccioni, giornalista, in apertura del libro – non ci aspetta una sola storia, capace di dire tutto a tutti. Piuttosto delle storie, da scoprire o da riscoprire, che meritano di essere raccontate e che ci aiutano a capire il mondo”. L’’indice del libro è molto articolato ed è stato suddiviso in capitoli, ognuno dei quali evoca suggestioni che lo fanno leggere d’un fiato.

“Guerra e Pace” dove si parla fra tanto altro della rivalità e amicizia che non piacque a Hitler fra l’americano Owens e il tedesco Long, oppure della storia di Zatopek fra vittorie e carri armati russi, o di Settembre nero e le Olimpiadi Monaco. “Sconfitti o Vincitori?” da Dorando Pietri e l’Olimpiade persa a Ron Clarke, il campione Keniano a cui fu detto che non avrebbe mai potuto correre.”Quelle sfide olimpiche professoresse di storia” da Tito batte Stalin su un campo di calcio nel 1952, a la rivolta ungherese e la pallanuoto, a USA-Cuba di baseball alle Olimpiadi di Atlanta.

Sono 13 capitoli che mostrano come storia, sport, società e cultura costituiscano un rapporto inscindibile. E’ un libro per tutti, per chi ama lo sport e vuole capirne il significato profondo, oltre le mode dominanti, ma è anche un libro per coloro che pensano che lo sport sia un semplice esercizio fisico, senza comprenderne il valore per lo sviluppo dell’essere umano. Infine, è un libro in cui si mostra che lo sport è espressione della cultura nella quale siamo immersi e talvolta esprime, come in tutte le forme di abuso sportivo che conosciamo, i valori peggiori della nostra società. Per questo lo sport va difeso, per diffondere il suo ruolo costruttivo nello sviluppo della cultura nella quale viviamo. “Ai vostri posti” fornisce proprio questo contributo e l’unico rammarico è che non abbia trovato un tipo di diffusione più ampio come invece meriterebbe.

 

 

 

IJSP contents 2/2017

30 anni dalla pubblicazione di Mental Training

30 anni fa usciva il mio primo libro di psicologia dello sport. Mental Training illustra un programma di preparazione psicologica organizzato su 8 settimane. Come scrisse nel 1992 John Salmela in The World Sport Psychology Sourcebook: “Mental Training is an original initiative that resembles many of the North American applied sport psychology “how-to” books”. Il libro, infatti, si rivolge agli atleti con l’intenzione di fornire schede per la valutazione di alcune abilità psicologiche di base e del loro comportamento agonistico e d’insegnare competenze mentali relative al goal setting, al rilassamento, all’allenamento ideomotorio e alla concentrazione. E’ un libro pratico e utile anche agli psicologi che vogliono avvicinarsi al mondo sportivo agonistico, fornendo un sistema che permette di programmare il proprio intervento attraverso compiti e abilità da sviluppare settimanalmente. E’ un libro che si basa sulle mie esperienze svolte negli anni precedenti con squadre di pallavolo di club e nazionali. In quegli anni era già presente una letteratura scientifica relativamente vasta in cui si evinceva l’efficacia del mental training per gli atleti di alto livello. In quello che si può considerare il migliore libro di psicologia di quel periodo, Psychological Foundations of Sport a cura di John Silva e Robert Weinberg (1984),  vi era una parte del libro (5 capitoli) centrata sui temi connessi alla gestione dello stress agonistico. Pertanto non fu difficile trovare un fondamento scientifico al programma che avevo sviluppato. Inoltre, in relazione alle durata del programma di 8 settimana, decisi di fare questa scelta poiché Richard Suinn, che per primo aveva introdotto nel 1971 nello sci alpino americano, un programma di gestione dell’ansia agonistica attraverso l’integrazione del rilassamento con l’allenamento ideomotorio (che lui chiamava: ripetizione  visivo-motoria del comportamento) basato su 10 incontri, come fosse una psicoterapia breve. Pensai che fosse necessario un periodo più lungo e mi orientai su un periodo di due mesi

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