Non stancarsi di ripetere

Hemingway è spesso citato quando si parla di prestazioni eccellenti perché le ha definite in termini di 10% di talento e 90% di sudore. A questo proposito ha scritto di quanto forte fosse questa sua convinzione.

“Ho scritto 39 volte l’ultima pagina di Addio alle Armi prima di essere soddisfatto”.

E’ una frase che dovrebbero conoscere e commentare tutti quegli atleti che quando commettono un errore si abbattono e pensano di non essere abbastanza capaci. Bisogna fare e continuare a rifare sino a quando si giunge a fornire la prestazione migliore di cui si è capaci.

Fermarsi al primo errore serve solo a fare sorridere gli avversari che sapranno di avere un contendente in meno.

L’angoscia competitiva

Sul tema “vincere è l’unica cosa che conta” si è detto molto parlando dei giovani atleti che giustamente non devono essere oppressi dall’idea del risultato, mentre si dovrebbero concentrare sul fare del loro meglio. Penso invece che sia stato poco discusso in relazione allo sport agonistico di livello assoluto e in riferimento a quel numero limitato ma sotto gli occhi di tutti rappresentato dagli atleti fortissimi. Gli americani nel loro pragmatismo hanno coniato la frase: “from hero to zero” per identificare quella linea sottile su cui si muovono questi atleti che hanno l’obbligo di vincere.

Gli atleti conoscono bene questa regola del gioco e per quanto siano talentuosi e vincenti sanno di non potere corrispondere a queste aspettative che li vorrebbe sempre sul podio, belli e sorridenti. E’ per questa pressione con cui devono convivere che improvvisamente emergono le loro debolezze, quelle della Pellegrini con gli attacchi di ansia, quelle dell’Inter in cui si è inceppato quel sistema di collaborazione in campo che ha permesso i risultati della scorsa stagione e molti altri. L’antidoto più semplice a cui ricorrere è quello illegale, il doping e l’abuso di farmaci.

L’antidoto ecologico è vivere in un ambiente sociale (famiglia e amici) comprensivo e affettivo. Può non bastare, perchè l’atleta deve imparare a vivere con questa angoscia esistenziale, che si può chiamare angoscia competitiva, che consiste nel sapere che non sempre si può corrispondere alle proprie aspettative e a quelle degli altri. Bisogna imparare di più a accettare i propri limiti, soprattutto chi è impegnato a allargarli sempre di più. Come diceva Sartre bisogna volere tutto sapendo di non poterlo raggiungere.

La fiducia spiegata dai campioni

In questo testo di 10 anni fa parlavo di un tema che oggi sembra essere carente in molti giovani atleti. Riflettiamo sul valore di questi pensieri e confrontiamoli con le nostre credenze.

“Nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso circa 300 partite. Per 26 volte ho creduto di fare il tiro-partita e l’ho sbagliato. Nella mia vita ho fallito spesso e ho continuato a sbagliare. Ed è per questo che ho avuto successo” (Michael Jordan).

“I campioni non sono fatti nelle palestre; sono fatti di qualcosa di profondo che hanno dentro di sé, un desiderio, un sogno, una visione” (Muhammad Alì).

“Dato che sono un’eterna insoddisfatta, traggo la mia soddisfazione dalla riuscita dei miei progetti, sovente nelle avversità, è vero. Ho dovuto spesso affrontarle. Quando è accaduto, per me che vengo dalla Guadalupa, un’isola dove tutto è bello, adattarmi ai mattoni rossi dell’INSEP, cambiare l’allenatore e lottare contro il razzismo … mi sono ritrovata piccola dentro qualcosa che non era fatto per me, ma sono tignosa, un ragazzo mancato e mi sono arrampicata. In effetti, tutti quelli che hanno cercato di demotivarmi, perché ero giovane o perché ero nera, al contrario, mi hanno rinforzata nella mia determinazione” (Laura Flessel).

“Dopo il raggiungimento di un obiettivo riparto da zero. Usando un linguaggio attuale direi che mi resetto. Passate le emozioni, i festeggiamenti, torno in campo proponendomi degli obiettivi intermedi, come per esempio la vittoria in una gara internazionale. Per capirci meglio, è come se mi trovassi alla base di una scala, pronto per salire sino al piano superiore. Mi concentro quindi nell’affrontare il primo gradino della scala che, alla fine, gradino dopo gradino mi porterà al piano superiore, il mio obiettivo finale” (Francesco D’Aniello)

“Un altro episodio che ricordo volentieri e che insegna che nella vita niente è impossibile riguarda il Giro d’Italia del 1956. Era l’ultimo Giro della carriera e a scendere da Volterra caddi e mi fratturai una clavicola. Il giorno dopo ricaddi su quella frattura e fermai l’ambulanza che mi voleva portare in ospedale. Affrontai la salita del monte Bondone con la clavicola rotta e chiusi il Giro al secondo posto. Bisogna sempre guardare avanti e mai adagiarsi. Io adesso punto ai cent’anni e non è una battuta” (Gianni Magni).

“Graziano è un buon padre ed è stato fondamentale per la mia carriera. E’ stato un pilota di grande talento che però per sfortuna – infortuni, cadute e incidenti – non ha vinto quel che doveva vincere. Io sono arrivato per finire il lavoro che lui aveva cominciato. Umanamente mi ha insegnato che bisogna fare le cose divertendosi, essere seri, lavorare, però allo stesso tempo senza prendersi troppo sul serio. Ho fatto mio il suo modo di pensare.” (Valentino Rossi)

1.000 lettori ogni giorno

La diffusione della cultura sportiva avviene anche attraverso la divulgazione delle idee e delle esperienze che riguardano gli aspetti psicologici e relazionali dello sport.

Questo è il principio che mi ha guidato per la costruzione di questo blog. In questo mese sono contento perchè ho raggiunto 11.235 visitatori unici e 30145 contatti.

Vuol dire avere più di 1000. persone che ogni giorno leggono questo blog e li ringrazio perchè mi suggeriscono che anche la psicologia dello sport suscita un interesse enorme quando viene proposta in modo non urlato e superficiale. Questo viene anche confermato dai 153.145 contatti che ho raggiunto in questi primi sei mesi del 2022.

Ringrazio chi mi segue e spero di continuare a suscitare il loro interesse.

 

Imparare a vincere talvolta sembra impossibile

S’impara molto dagli atleti, soprattutto quando ciò di cui parliamo insieme a loro non sembra avere nell’immediato un risultato positivo. Purtroppo o per fortuna il nostro lavoro di psicologi dello sport ha un effetto a lungo termine e raramente nell’immediato. Spesso, invece, vi è una richiesta di aiuto immediato che si pensa soddisfatta se vi sarà un risultato vincente.

E difficile accettare che il risultato del nostro intervento corrisponde a un la voro a lungo termine e che comporta miglioramenti visibili, ma che a prima vista non sembrano radicali come invece troppo spesso si spera.

Non a caso si parla di allenamento mentale altrimenti parleremmo di pratiche magiche che trasformano in breve le persone. Questo approccio non è facile da accettare ma questa è la strada che può portare al successo, con particolare riferimenti a quegli sport che nel nostro paese non hanno una traduzione di successi internazionale.

Il lavoro è lungo e spesso anche frustrante perchè molti sono gli ostacoli a partire dagli infortuni e dall’abitudine a non lottare al meglio nei momenti decisivi della competizione. Ma questa è la strada da percorrere, lottare con intelligenza e non smettere mai di avere fiducia che impossibile diventerà così realizzabile.

Motivazione

Free Bambino Che Gioca A Calcio Stock Photo

La migliore attività è quella che ti piace fare    (Foto di Lukas)

Da cacciatori-raccoglitori a sedentari

Da: O’Keefe JH, Vogel R, Lavie CJ, Cordain L. Achieving hunter-gatherer fitness in the 21(st) century: back to the future. Am J Med. 2010; 123(12):1082-6.

Il passaggio sistematico da uno stile di vita molto attivo nell’ambiente naturale all’aperto a uno stile di vita sedentario in ambienti chiusi è alla base di molte delle onnipresenti malattie croniche che sono endemiche nella nostra cultura. La soluzione intuitiva è quella di simulare il modello di attività umana originarie, per quanto possibile e praticamente realizzabile.

Gli studi clinici condotti per valutare gli effetti sulla salute di vari regimi di esercizio fisico e i dati osservazionali sono generalmente a favore dei benefici per la salute conferiti da un regime di fitness di tipo cacciatore-raccoglitore. Un numero crescente di dati indica che molti dei benefici dell’esercizio fisico si ottengono con ridotta o moderata intensità.

Riposo e allenamento incrociato
I cacciatori-raccoglitori avrebbero probabilmente alternato giorni difficili a giorni meno impegnativi, quando possibile. Le loro routine richiedevano sforzi che promuovessero la resistenza aerobica, la flessibilità e la forza. Lo stesso schema di alternare un allenamento faticoso un giorno con uno facile il giorno successivo produce livelli più elevati di forma fisica e ridotta probabilità d’infortunarsi.

Ristabilire naturalmente l’equilibrio calorico
Per tutti gli esseri umani prima dell’alba della rivoluzione agricola, l’apporto energetico (cibo) e il dispendio energetico (attività motoria) erano direttamente e inestricabilmente legati. Quando gli esseri umani del Pleistocene avevano fame, dovevano cacciare, raccogliere, foraggiare e pescare. La fame, o anche solo la minaccia di cibo insufficiente, infonde una potente motivazione a muoversi con intensità e scopo. Il comodo mondo moderno ha praticamente eliminato il legame evolutivo tra dispendio energetico e calorie.

Caratteristiche del programma di fitness dei cacciatori-raccoglitori

  1. Era richiesta una grande quantità di attività di fondo giornaliera leggera o moderata, come camminare. Anche se le distanze percorse variavano molto, la maggior parte delle stime indica che le distanze medie giornaliere percorse erano comprese tra 6 e 16 km. Il dispendio energetico giornaliero dei cacciatori-raccoglitori per l’attività fisica era in genere di almeno 800-1200 kcal, ovvero circa 3-5 volte superiore a quello dell’adulto americano medio di oggi.
  2. I giorni più duri erano in genere seguiti da un giorno più facile. In genere era disponibile molto tempo per il riposo, il relax e il sonno, per garantire un recupero completo dopo uno sforzo intenso.
  3. La camminata e la corsa si svolgevano su superfici naturali come l’erba e la terra, spesso su terreni irregolari. Le superfici in cemento e asfalto sono in gran parte estranee alla nostra identità genetica.
  4. Le sessioni di allenamento a intervalli, che comportano raffiche intermittenti di esercizi di intensità da moderata a elevata con periodi di riposo e recupero, dovrebbero essere eseguite una o due volte alla settimana.
  5. Sessioni regolari di allenamento con i pesi e altri esercizi di forza e flessibilità sono essenziali per ottimizzare la salute e la forma fisica muscolo-scheletrica e generale. Devono essere eseguiti almeno 2 o 3 volte alla settimana, per almeno 20-30 minuti a sessione.
  6. Quasi tutto l’esercizio è stato svolto all’aperto, nella natura.
  7. Gran parte dell’attività motoria veniva svolta in un contesto sociale (piccoli gruppi di individui a caccia o in cerca di cibo). L’esercizio svolto con uno o più partner migliora l’adesione e l’umore.
  8. A eccezione dei giovanissimi e degli anziani, tutti gli individui sono stati, per forza di cose, motoriamente  attivi per quasi tutta la loro vita.

 

Pietro Mennea

70 anni fa nasceva l’italiano che si è allenato di più nella storia dello sport.

Campione olimpico dei 200 metri piani a Mosca 1980,  primatista mondiale della specialità dal 1979 al 1996 con il tempo di 19″72, tuttora  record europeo. Ha detenuto inoltre, dal 1979 al 2018, il record italiano dei 100 metri piani con il tempo di 10″01.

Soprannominato La Freccia del Sud, unico duecentista della storia che si sia qualificato per quattro finali olimpiche consecutive (dal 1972 al 1984).

Si è laureato quattro volte.

La fatica non è mai sprecata, soffri ma sogni. Se l’ho fatto io, lo può fare chiunque”. Pietro Mennea

Greg Paltrinieri immenso

 

“I was in lane 1 and everybody was so close to me… everybody went crazy throughout the race and more after 800-1000. I saw everybody, all my team, shouting, jumping and screaming, so I felt the pressure but it was more fuel to myself because I knew I was swimming fast. I saw everybody, clear. I could recognise their faces because I was really close to them. So while I was breathing, I was like ‘yo, that’s Mimo; there’s [so and so, etc], all the guys. And everybody was pushing me. It was perfect.”

Gregorio Paltrinieri of Italy celebrates the Olympic 1500m title in 2016 – by Patrick B. Kraemer

 

Megan Rapinoe attacca la sentenza sull’aborto

Rapinoe era tra le 500 atlete ed ex atlete che l’anno scorso hanno firmato un documento a sostegno del diritto all’aborto per il caso della Corte Suprema, tra cui Layshia Clarendon, ex All-Star della W.N.B.A.. Il documento sosteneva in parte che la capacità di una donna di prendere decisioni sul proprio corpo è alla base del successo delle donne statunitensi alle Olimpiadi.

PRE-MATCH PRESS CONFERENCE: Megan Rapinoe | USWNT vs. Colombia | June 24,  2022 - YouTube