Con le loro regole

Cinque atlete che stanno sfidando la percezione di ciò che una donna dovrebbe fare nella sua società, il suo sport o la sua comunità e cambiando il corso delle loro vite e il mondo intorno a loro poiché vivono By Her Rules.Olympic Channel launches inspirational new series "By Her Rules" - How to  watch

Perché concentrarsi sul respiro

Da bambini impariamo a usare le posate e così continueremo a fare per il resto della nostra vita, senza doverci più pensare e senza mai commettere un errore.

Lo stesso vale per il respiro, che è un’attività automatica.

Nell’allenamento dell’attenzione, però, impariamo a concentrarci sulla respirazione, attività di fatto inutile poiché la respirazione è come detto un processo automatico.

Proprio perché è un’attività automatica è comunque difficile concentrarsi sul respiro, non siamo dotati di questa abilità, è inutile poiché non possiamo non respirare.

Ma imparando a farlo, impariamo a essere consapevoli e a guidare un processo automatico e, quindi, secondo Paul Ekman creiamo nuove vie neurali, grazie alle quali teniamo sotto controllo quanto accade a livello inconsapevole. e comprendere la natura automatica delle emozioni.

Di conseguenza maggiore sarà il tempo che dedichiamo a quello allenamento della respirazione, maggiore sarà la nostra abilità nel controllare le emozioni.

Programma scolastico di Basket-Matematica

Un nuovo studio con 756 bambini dalla prima alla quinta elementare dimostra che un programma di sei settimane di canestri e matematica:

  • ha un effetto positivo sul loro desiderio di imparare di più,
  • fornisce loro un’esperienza di maggiore autodeterminazione
  • fa crescere la fiducia nella matematica tra i giovani.

Lo studio Basketball Mathematics è stato condotto in cinque scuole elementari e primarie danesi dai ricercatori del Dipartimento di Nutrizione, Esercizio e Sport dell’Università di Copenhagen.

Negli ultimi decenni, c’è stata una notevole attenzione per esplorare diversi approcci per stimolare l’apprendimento dei bambini. In particolare, ci si è concentrati su come l’attività fisica, separata dalle attività di apprendimento, possa migliorare le prestazioni cognitive e l’apprendimento dei bambini. Al contrario, c’è stata meno attenzione rivolta al potenziale dell’integrazione dell’attività fisica nelle attività di apprendimento. Lo scopo principale di questo studio è stato di sviluppare un’attività di apprendimento che integra basket e matematica ed esaminare come potrebbe influenzare la motivazione dei bambini in matematica.

Aumento della motivazione, autodeterminazione e padronanza

756 bambini di 40 classi delle scuole di Copenaghen hanno partecipato al progetto. Circa la metà di loro – una volta alla settimana per sei settimane – ha avuto il basket matematico durante la lezione di ginnastica, mentre l’altra metà ha giocato a basket senza matematica. Durante le lezioni con la matematica del basket, i bambini dovevano eseguire calcoli associati a vari esercizi di basket.

I risultati dimostrano che la motivazione dei bambini per la matematica integrata con la pallacanestro è superiore del 16% rispetto all’apprendimento della matematica in classe. I bambini hanno anche sperimentato un aumento del 14% nell’autodeterminazione rispetto all’insegnamento in classe, mentre la matematica del basket aumenta la padronanza del 6% rispetto allo studiare la matematica in classe. Inoltre, lo studio mostra che la Basketball Mathematics può stimolare la motivazione dei bambini per la matematica per un periodo di sei settimane, mentre la motivazione del gruppo di controllo diminuisce significativamente.

“Attualmente stiamo studiando se il modello Basketball Mathematics può rafforzare il rendimento dei giovani in matematica. Una volta che avremo i risultati finali, speriamo che ispireranno gli insegnanti e i presidi delle scuole a dare priorità a più attività fisica e movimento in queste materie”.

“Alla fine, speriamo di riuscire ad avere questi strumenti integrati nel sistema scolastico e nella formazione degli insegnanti. L’obiettivo è che le scuole in futuro includano “Active English” e “Active Mathematics” nel programma settimanale come materie in cui gli istruttori di educazione fisica e di materia collaborino per integrare questo tipo di istruzione con il lavoro in classe normalmente più sedentario”.

(Source: phys.org)

Chiara Cainero: Una mentalità vincente

Chiara Cainero, campionessa del tiro e oro olimpico, ha scritto questo oggi sulla sua ultima gara. E’ qualcosa che tutti noi dovremmo imparare.

“Quando nulla sembra aiutarmi, mi piace guardare uno spacca pietre e come martella la sua roccia, forse anche cento volte senza mai avvertire la più piccola crepa. Poi, al centunesimo colpo, la pietra si spacca in due. E io so che non è stato l’ultimo colpo a spaccarla, ma tutti quelli che ci sono stato prima.”
Citazione apparsa nello spogliatoio dei San Antonio Spurs!

Dopo 19 mesi di stop dalle gare a causa del COVID , torno a casa dalla Coppa del mondo di Lonato con una medaglia d’Oro a Squadre, un Argento nel Mix Team ed un quinto posto individuale.
L’ #obiettivo è di continuare a #lavorare e dare il massimo per raggiungere obiettivi sempre più importanti!No alternative text description for this image

Master per Allenatori in Tecniche di Ottimizzazione della Performance Sportiva

Nello sport si parla molto di come sviluppare le competenze psicologiche degli atleti. In questi ultimi 30 anni sono stati formulati programmi che prevedono l’apprendimento delle abilità mentali di base a partire dalla fine dell’infanzia, per poi giungere negli anni dell’adolescenza a piani di allenamento specifici per ogni disciplina sportiva e, infine, a programmi altamente personalizzati per gli atleti di livello assoluto. Un programma così diversificato non è stato invece proposto per chi ricopre la responsabilità di guidare i giovani attraverso queste fasi della loro vita sportiva: gli allenatori.

Le ricerche evidenziano che gli atleti vincenti richiedono allenatori che siano eccellenti, non solo per i programmi di allenamento che propongono ma come leader che li guidano con competenze tecnica e psicologica. Lo stesso sostengono allenatori come José Mourinho quando afferma che chi conosce solo di sport non sarà mai un allenatore di successo, o Jurgen Klopp quando dice che: “Bisogna servirsi della tattica con il cuore. La partita va vissuta intensamente altrimenti è noia”. O Pierluigi Pescosolido, Fiamme oro e allenatore di molti campioni del tiro a volo, con cui da molti anni ci confrontiamo per migliorare continuamente l’allenamento di questi atleti di livello assoluto parlando della gestione della loro vita, della concentrazione nei momenti decisivi, delle competizioni ma anche di come insegnare queste competenze ai giovani junior che si affacciano per la prima volta al mondo competitivo.

Emerge così con forza la rilevanza della dimensione psicologica del lavoro dell’allenatore a livello giovanile e assoluto. Sono queste le ragioni che mi hanno convinto ad accettare l’invito di Psicosport, l’organizzazione che da 28 anni realizza il più longevo e di successo Master in Psicologia dello Sport, a promuovere insieme a un gruppo di esperti un Master TOP per allenatori in Tecniche di Ottimizzazione della Performance Sportiva. L’obiettivo è duplice:

  • Migliorarne le competenze psicologiche in qualità di specialisti della Prestazione.
  • Ottimizzare le loro abilità nel supportare gli atleti a costruire un profilo vincente in ogni impegno della vita sportiva.
Il Master prevede tre moduli formativi:
  1. Auto-sviluppo – Sviluppare le risorse dell’allenatore e la sua comprensione psicologica degli sport.
  2. Eccellenza – Identificare le aree di miglioramento dell’allenatore e sviluppare un piano di azione personale.
  3. Leadership – Conoscere e applicare gli stili di leadership più efficaci.
E’ l’inizio di una nuova impresa. Chi desidera avere più informazioni può visitare il sito di Psicosport.

Le competenze di chi vince le Olimpiadi

Peter Olusoga, Ian Maynard, Kate Hays & Joanne Butt (2011). Coaching under pressure: A study of Olympic coaches, Journal of Sports Sciences.

Si avvicinano le Olimpiadi di Tokyo e voglio ricordare l’importanza della componente psicologica della prestazione, grazie a una ricerca in Gran Bretagna condotta, alcuni anni fa, con la partecipazione degli allenatori delle nazionali per identificare i fattori che influenzano le prestazioni vincenti alle Olimpiadi. E’ stata riconosciuta la rilevanza di un numero nutrito di dimensioni psicologiche imparate dagli atleti e dalle squadre durante la loro carriera.

A proposito della formazione degli allenatori emerge con evidenza l’importanza dello sviluppo delle loro capacità psicologiche e interpersonali per potere aspirare a lavorare con atleti di livello assoluto e giovani talenti.

Factors influencing successful performance on the Olympic stage.

  • Emotional control
  • Perception and focus
  • Confidence
  • Communication
  • Passion and fun
  • Commitment and Consistency
  • Strategic approach
  • Lifestyle choices and Previous experience
  • Contingency planning
  • Coping at the event
  • Coach-specific strategies
  • Team support

Temi più diffusi in Psicologia dello Sport

Jonas Lindahl, Andreas Stenling, Magnus Lindwall, & Cristian Colliander (2014). Trends and Knowledge Base in Sport and Exercise Psychology Research: A Bibliometric Review Study. International Review of Sport and Exercise Psychology.

Sono stati utilizzati metodi bibliometrici per esaminare: (I) i temi di ricerca negli articoli di psicologia dello sport e dell’esercizio pubblicati tra il 2008 e il 2011; e (II) la base intellettuale del campo della psicologia dello sport e dell’esercizio, definita come letteratura influente citata in questi articoli. Il set di dati consisteva in 795 articoli di cinque riviste di psicologia dello sport e dell’esercizio fisico e 345 articoli ottenuti attraverso l’estensione basata sulle citazioni (N = 1140 articoli).

I risultati principali sono stati: (a) l’identificazione di molti temi riemergenti, (b) la ricerca relativa alla motivazione sembra essere estesa, (c) la psicologia dello sport e la ricerca sulla psicologia dell’esercizio condividono in una certa misura i quadri teorici, tuttavia (d) le differenze rispetto alle revisioni precedenti indicano che la psicologia dello sport e la psicologia dell’esercizio possono essere considerate come 2 campi di ricerca distinti, piuttosto che un campo unito.

Come si può notare i temi della motivazione, prestazione, ansia ed emozioni continuano a essere gli argomenti più indagati e citati.

Principal component labels Number

of

authors

Number

of

citations

1. Motivation: Self-determination theory 26 3000
2. Performance, anxiety, and choking 17 1474
3. Motivation: Achievement goal theory 16 1861
4. Stress, coping, and emotions 15 1262
5. Behavior change, physical activity and health 12 1350
7. Structural equation modeling 11 1162
6. Qualitative methods 11 789
11. Talent development and expertise 9 961
10. Perfectionism and burnout 8 646
9. Youth development through sports 8 733
8. Leadership and coach-athlete relationships 7 713
12. Imagery, self-talk, and self-efficacy 7 482
13. Perceived exertion, affect, and physical activity 3 232
14. Morality 3 148

Tecnico o leader?

Una questione importante in qualsiasi professione, quindi anche in quella dell’allenatore, è di comprendere la componente psicologica e sociale del proprio lavoro. Si può essere un bravo chirurgo o ingegnere ma anche essere un pessimo manager. Lo stesso vale per un allenatore, si può conoscere molto bene la dimensione tecnica del proprio lavoro ma essere un pessimo allenatore. In altre parole chi conosce solo la parte tecnica del suo lavoro non può guidare altre persone. Così come i campioni non si costruiscono in palestra, come diceva Muhammed Alì, anche i manager non si costruiscono in classe.

Bisogna insegnargli a vivere nel loro contesto, a migliorarsi dando loro l’opportunità d’imparare dalla loro esperienza.

Sviluppiamo nello sport attività di leadership coaching partendo dalle esperienze degli allenatori. Insegniamo loro ad ascoltarsi e noi ad ascoltare le loro parole per comprendere come ragionano, come gestiscono le loro emozioni e come inducono negli altri le loro idee.

Certamente bisogna conoscere il proprio lavoro ma se non lo sappiamo comunicare con efficacia sarà del tutto inutile, i nostri atleti magari ci seguiranno ma perché non hanno alternativa e non perché sono convinti che il sistema proposto sia quello migliore per loro.

E ricordiamoci che chi non vuole migliorare resta indietro.

 

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Il quarto d’ora granata

Durante le partite accadeva che il Grande Torino sembrava addormentarsi, probabilmente perché tutti si sentivano troppo forti rispetti agli avversari. In quei momenti quando anche il pubblico li fischiava, uno tra loro, Oreste Bolmida, capostazione di Porta Nuova, capiva che era venuto di suonare la carica e allora con la sua tromba si metteva a suonare. In quel momento, Valentino Mazzola sul campo da gioco si aggiustava i capelli e si rimboccava le maniche della maglia granata e dava inizia al quarto d’ora granata, in cui la squadra diventava irresistibile per gli avversari. Come quella allo Stadio Nazionale contro la Roma che fissò il risultato sullo 0 – 7, sei gol in 14 minuti. A Torino, in casa al Filadelfia, succedeva in questo modo. Mazzola e i suoi compagni nel primo tempo si riposavano e poi, nella seconda parte della partita il capitano tirava su le maniche della divisa e il Toro diventava travolgente.

Giovanni Arpino, molti anni dopo, nel 1972, usò la parola tremendismo, per spiegare questo approccio alla partita:

“Ma che cos’è il << tremendismo >>, tanto nominato quest’anno a proposito dei granata? Parafrasando Petrolini, si potrebbe dire: << Tremendismo è quella cosa / che divampa in stadii e piazze / piace tanto alle ragazze / perché è rossa e mai va giù … >> … Può indicare anche solo un quarto d’ora, in una partita, ma in quel quarto d’ora scarica tutta la sua forza trascinante”[1].

Il tremendismo è quello mostrato dal Manchester United di Ferguson:

“Se dovessi riassumere che cosa significa essere l’allenatore del Manchester United, direi che bisogna guardare gli ultimi 15 minuti: a volte è abbastanza misterioso, sembra che la palla venga risucchiata nella rete. Spesso i giocatori sembrano sapere che sarebbe successo, che avrebbero segnato; non succedeva sempre, ma la squadra non smetteva mai di crederci. Era un’ottima qualità, questa.

Ho sempre accettato il rischio. Il mio piano era: non preoccuparti e non perdere la pazienza fino all’ultimo quarto d’ora, poi attacca a testa bassa”[2]

 


[1]“Torino ‘72” [editoria – 40],  edito a supplemento della rivista “Piemonte sport e club” nel 1972, a cura di Giorgio Gandolfi e Bruno Perucca. https://toro.myblog.it/2009/04/19/il-tremendismo/

[2] Alex Ferguson (2014). La mia vita. Milano Bompiani, p.58.