Un eterno dilemma: il rapporto tra intelligenza e certezze

“The problem with the world is that the intelligent people are full of doubts, while the stupid ones are full of confidence.”

Charles Bukowski

Frasi a cui ispirarsi

Wilma Rudolph (atletica) – Amavo la sensazione di libertà nella corsa, l’aria fresca, la sensazione che l’unica persona con cui stessi gareggiando ero io.

Sebastian Coe (atletica) – Tutti i record sono soltanto in prestito.

Steve Prefontaine (atletica) – Dare qualsiasi cosa meno del massimo significa sacrificare un dono.

Wilma Rudolph (atletica) – Mia madre mi insegnò subito a credere di poter raggiungere qualsiasi traguardo. Il primo fu quello di andare in giro senza braccialetti.

Michael Phelps (nuoto) – Più sogni, più vai lontano.

Abele Bikila (maratoneta) – Corro scalzo per sentire meglio quello che mi sussurra la strada.

Emil Zatopek (atletica) – Non rido quasi mai perché non ho abbastanza talento per faticare e ridere contemporaneamente.

Haile Gebrselassie (atletica) – Continuo a correre perché fermarsi e accettare che una carriera sia finita è più difficile che andare avanti.

Edwin Moses (atletica) – Un atleta in corsa è una scultura in movimento.

Dick Fosbury (atletica) – Quando raggiungi il massimo livello, il 90 per cento è sforzo mentale, il 10 è fisico.

Haile Gebrselassie (atletica) – Ho sempre dato retta ai miei allenatori. Ma prima degli allenatori, davo retta al mio corpo.

Chi investe sull’allenamento mentale degli adolescenti?

In questi ultimi anni ho ricevuto molte richieste per lavorare con adolescenti nella preparazione mentale alle gare. Mi sembra uno sviluppo positivo, poiché sta a indicare che in alcuni sport individuali vi è la consapevolezza dell’importanza dell’allenamento mentale anche nell’attività giovanile. Questo è avvenuto principalmente in relazione ad alcuni sport: il tiro a volo, il golf, il tennis, la scherma e la vela; discipline in cui i genitori devono per forza investire economicamente sui loro figli se vogliono che facciano esperienze agonistiche e di allenamento efficaci. Basti pensare alle tante gare a cui ogni anno un giovane deve partecipare con un peso economico non indifferente per le famiglie, piuttosto che al costo di fucile, cartucce e piattelli nel tiro a volo o al costo per partecipare ai tornei di golf e per allenarsi con un bravo maestro.

Diventa così evidente che quando i genitori percepiscono la rilevanza dell’educazione mentale allo sport, l’investimento economico diventa una delle voci di spesa che devono affrontare. Dico questo perchè è molto raro che le organizzazioni sportive investano sull’allenamento mentale in questa fascia d’età. Mental coaching che quando si ha 14-17 anni equivale alla formazione di quell’approccio mentale che è utile per fare bene. Ad esempio, imparare a questa età ad avere un dialogo positivo con se stessi è assolutamente più facile che quando si sarà adulti, ed educa mentalmente il ragazzo o la ragazza a sapersi incoraggiare, ad affrontare le difficoltà con maggiore serenità, o a correggersi in modo positivo e senza insultarsi.

Mi chiedo perchè le abilità psicologiche così importanti nella vita di ogni essere umano debbano essere insegnata solo in età adulta, e molti poi neanche la imparano. E’ possibile che il limite dei ragazzi sia rappresentato da coloro (dirigenti e allenatori) che dovrebbero essere i loro insegnanti?

L’impegno è alla base di qualsiasi miglioramento

L’impegno è alla base di qualsiasi miglioramento, senza l’impegno nessuna delle tre principali motivazioni che caratterizzano l’essere umano potrebbe mai essere soddisfatta. Queste si manifestano nel bisogno di stimolazione, di competenza e di appartenenza e svolgono un ruolo primario nel sostenere lo sviluppo delle competenze.

Ogni prestazione richiede un certo grado di attivazione che sostenga e alimenti l’interesse personale a condurla a termine. Per fortuna le prestazioni semplici e ripetitive possono essere svolte con efficacia anche con un impiego minimo di energia personale. Al contrario le attività che comportano, accuratezza, velocità decisionale, la guida di altri, per essere svolte efficacemente, richiedono un interesse della persona coinvolta che sia adeguato alla loro importanza. Pertanto, uno dei fattori che determina in noi stessi la percezione di stare agendo in maniera efficace dipende dal provare interesse e passione allo svolgimento dell’attività.

L’interesse da solo non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnato dalla competenza tecnica e tattica. Per quanto le sfide che si presentano durante una carriera siano sempre diverse, la percezione di competenza si fonda sui risultati delle azioni passate. Aver saputo fronteggiare con successo situazioni nuove, consente di percepirsi convinti di avere gli strumenti necessari a fare bene anche in quella successiva. Infatti, ogni atleta basa questa sua consapevolezza sui risultati passati, pensando: “Anche questa volta, se mi allenerò come quando ho ottenuto i miei risultati migliori, mi metterò nelle condizioni ottimali per esprimermi al meglio delle mie possibilità e raggiungere il risultato sperato”.

Vi è, pertanto, una correlazione positiva tra allenamento effettuato/competenze manifestate in passato/risultati ottenuti e allenamento attuale/convinzione di sentirsi pronti oggi/risultati futuri.

Il terzo bisogno da soddisfare è quello di appartenenza, infatti,  di una persona che non è più inserita nel suo ambiente sociale siamo soliti dire che ne “è stata sradicata” e con questa affermazione intendiamo evidenziare una condizione attuale di maggiore difficoltà e di maggiore isolamento sociale. Per raggiungere obiettivi ambiziosi bisogna, al contrario, sentirsi parte di un gruppo che sta conducendo uno sforzo comune. Sappiamo che il guadagno non può da solo creare la coesione di un gruppo, altrimenti le squadre di calcio miliardarie sarebbero degli esempi cristallini di unità d’intenti. E’ altrettanto vero che non basta neanche prendere i migliori e farli lavorare insieme; un team di solo campioni non è automaticamente la squadra campione. Bisogna invece sviluppare il senso di appartenenza, ragionare in termini di Noi e non solo di Io.  “Se Noi c’impegneremo insieme ce la faremo” deve essere questo il messaggio quotidiano che i manager leader devono trasmettere con le loro decisioni e le azioni ai loro collaboratori.

L’importanza dell’equilibrio negli over50

Araujo, C. et al. (2022) “Successful 10-second one-legged stance performance predicts survival in middle-aged and older individuals”, British Journal of Sports Medicine, pp. bjsports-2021-105360. 

Obiettivi: L’equilibrio diminuisce rapidamente dopo i 50 anni, aumentando il rischio di cadute e di altri esiti negativi per la salute. Il nostro obiettivo è stato quello di valutare se la capacità di completare una posizione a una gamba sola di 10 secondi (10-second OLS) sia associata alla mortalità per tutte le cause e se aggiunga informazioni prognostiche rilevanti oltre ai normali dati demografici, antropometrici e clinici.

Methods Anthropometric, clinical and vital status and 10-s OLS data were assessed in 1702 individuals (68% men) aged 51–75 years between 2008 and 2020. Log-rank and Cox modelling were used to compare survival curves and risk of death according to ability (YES) or inability (NO) to complete the 10-s OLS test.

Results Overall, 20.4% of the individuals were classified as NO. During a median follow-up of 7 years, 7.2% died, with 4.6% (YES) and 17.5% (NO) on the 10-s OLS. Survival curves were worse for NO 10-s OLS (log-rank test=85.6; p<0.001). In an adjusted model incorporating age, sex, body mass index and comorbidities, the HR of all-cause mortality was higher (1.84 (95% CI: 1.23 to 2.78) (p<0.001)) for NO individuals. Adding 10-s OLS to a model containing established risk factors was associated with significantly improved mortality risk prediction as measured by differences in −2 log likelihood and integrated discrimination improvement.

Conclusioni: Nei limiti di variabili non controllate come la storia recente di cadute e l’attività fisica, la capacità di completare con successo l’OLS di 10 secondi è associata in modo indipendente alla mortalità per tutte le cause e aggiunge informazioni prognostiche rilevanti oltre all’età, al sesso e a diverse altre variabili antropometriche e cliniche. L’inclusione dell’OLS di 10 secondi come parte dell’esame fisico di routine negli adulti di mezza età e in quelli più anziani presenta un potenziale beneficio.

Accettare lo stress positivo

Se partiamo dal presupposto che “la vita è una cosa meravigliosa ma che potrebbe trasformarsi anche in un inferno se non si fa attenzione”, allora si capisce rapidamente perché lo stress, a sua volta, può essere altrettanto meraviglioso oppure fatale. Sono le situazioni di difficoltà che spingono le  persone a impegnarsi al massimo per superarle ed ottenere i risultati che si sono prefissati. Pensiamo al primo appuntamento con una ragazza o un ragazzo, come ci si sentiva, si era tranquilli, no di certo. Si pensava verrà o non verrà, sarò goffo/a?  E’ solo mettendosi in quella situazione stressante, che si è potuto vivere quella sensazione d’incertezza e poi di piacere.

E’ dalle sfide che nasce la risposta o stress positivo. Per sfide non bisogna solo intendere quelle estreme dei campioni olimpici o quelle legate alla propria realizzazione professionale, ambedue richiedono un lavoro a lungo termine di acquisizione e miglioramento continuo delle competenze.

La sfida è anche altro. Sfide anche apparentemente semplici, come quella di trovare del tempo da dedicare durante la settimana a fare qualcosa che piace (una passeggiata,  incontrarsi con gli amici). In questo caso la sfida consiste nel fare qualcosa che piace, per il gusto di farla, per raggiungere obiettivi immediati, per provare piacere o per divertirsi. In tal senso, lo svago al di fuori del lavoro rappresenta uno dei migliori fattori di previsione del benessere e il divertimento influenza positivamente le relazioni di coppia e la vita sociale, che sono altrettanti indici fondamentali di benessere.

Quello che si propone è, quindi, di sviluppare uno stile di vita attivo, sinonimo di una vita non solo schiacciata sui doveri professionali e famigliari ma in cui vi sia spazio per attività promotrici di piacere e soddisfazione. E’ un invito alle persone a preferire le esperienze alla passività determinata dalle comodità (“Perché dovrei uscire, faticare, quando posso stare tanto comodo sul divano e stare sui social”), a fare piuttosto che avere (“ma se mi compro quel marchingegno elettronico che mi fa dimagrire stando seduto, perché dovrei seguire una dieta e andare in palestra?”).

Queste idee non sono nuove!! Benjamin Franklin, scienziato e politico del XVIII secolo, sosteneva che insegnare a un giovane a farsi la barba e a tenere il suo rasoio tagliente avrebbe contribuito molto di più alla sua felicità che dargli 1.000 ghinee da sperperare. Il denaro avrebbe lasciato solo rimorsi. Mentre il sapersi radere libera l’uomo dalle vessazioni del barbiere, dalle sue dita talvolta sporche, da respiri offensivi e dai rasoi non taglienti.

L’apprendimento per osservazione o modeling

Il modeling o apprendimento per osservazione è uno dei più potenti sistemi per trasmettere valori, atteggiamenti e sistemi di pensiero  e comportamenti

(Albert Bandura).

Alla base di questa affermazione vi è la convinzione che un’immagine vale più di mille parole, poiché presenta le informazioni in modo più efficiente di quanto ottenuto con le istruzioni verbali. Infatti, è evidente a ogni insegnante che il fornire semplici istruzioni tecniche di un movimento da imparare non può costituire l’unica modalità di apprendimento per i propri allievi. Mentre un significativo contributo consiste nell’osservazione diretta dell’azione da eseguire.

Già negli anni ’70,  erano stati messi in evidenza gli effetti del modeling in persone con diverso livello di abilità, dimostrando che per gli allievi meno abili l’osservazione dei compagni era più efficace di quella dell’insegnante, mentre l’opposto si verificava per i giovani più abili. In sintesi, il modeling consiste nell’imparare o migliorare l’acquisizione di un comportamento attraverso l’imitazione dei comportamenti che abbiamo osservato.

Per quanto riguarda i bambini ma anche i giovani adolescenti, nella fase iniziale dell’apprendimento dei movimenti, è molto utile comunicare gli aspetti critici di un’azione attraverso la dimostrazione che aiuterà gli allievi a costruirsi un’immagine mentale che gli permetterà d’iniziare a metterla in pratica.

L’osservazione di un’esecuzione efficace non assicura, comunque, che sia stata osservata selezionando gli elementi essenziali della dimostrazione. E’ quindi necessario che l’osservazione diretta sia accompagnata da una spiegazione di cosa osservare e con quale sequenzialità e che il modello osservato sia almeno abbastanza competente nell’esecuzione che gli viene richiesta.

Gli interventi dell’insegnante devono essere brevi, specifici e affermativi. Dal punto di vista psicologico, l’osservazione di un compagno può determinare un incremento dell’autostima e dell’autoefficacia, poiché chi osserva ritiene che il livello di abilità mostrato può essere raggiunto così  come il coetaneo osservato ha potuto dimostrare.

 

L’immaginazione mentale

La ripetizione mentale della propria prestazione motoria non solo favorisce l’apprendimento motorio ma costituisce la principale componente della preparazione mentale alla sua esecuzione.

Pertanto, cosa si deve intendere per ripetizione mentale o imagery. A testimonianza di come questo sia un tema ben radicato nell’ambito della psicologia dello sport viene proposta una definizione che, pur risalendo ormai a 40 anni fa, continua a essere efficace per la sua chiarezza.

Infatti, la migliore descrizione è stata fornita da Richardson nel 1969 che identifica l’imagery in termini di esperienza quasi-sensoriale e quasi-percettiva di cui l’atleta è consapevole  e che esiste in assenza delle condizioni stimolo che realmente scatenano quelle reazioni sensoriali e percettive che sono specifiche di quell’azione sportiva. Questa definizione dell’imagery consente di porre in evidenza i tre aspetti che la caratterizzano:

  1. La competenza nel provare le sensazioni e nello sperimentare le percezioni tipiche dell’azione motoria o sportiva reale ma che, in questo caso, si attivano solo attraverso un processo mentale.
  2. La consapevolezza dell’individuo che sta compiendo questa attività mentale nonché dei risultati che produce.
  3. La non necessità degli antecedenti e del contesto ambientale che determinano la prestazione sportiva.

Inoltre, già da molti anni la ripetizione mentale è una tecnica di allenamento mentale molto praticata dagli atleti. Già nel 1988 Orlick e Partington riportano che il 99% degli atleti canadesi che hanno partecipato alle olimpiadi se ne servono, così come Murphy (1994) evidenzia percentuali analoghe riferendosi agli atleti che frequentano lo US Olympic Training Centre. Le tecniche per eseguire gli esercizi di immaginazione mentale sono ampiamente descritte sui testi di mental training e si fondano sul concetto che la ripetizione deve avvenire come se si stesse realmente eseguendo la propria prestazione.

La ripetizione mentale può essere estremamente utile con i bambini poiché sono facilmente disponibili a servirsi della loro immaginazione. I bambini si servono continuamente di questo processo cognitivo quando sono impegnati in giochi che richiedono creatività e immaginazione. In tal senso la ripetizione mentale è parte integrante dei processi mentali che consentono d’imparare, di memorizzare, di pianificare e fornire prestazioni nelle prove scolastiche così come in quelle cognitivo-motorie. La ripetizione mentale dovrebbe essere utilizzata dagli insegnanti per aiutare i giovani a trarre piacere dalle attività e per insegnare come aumentare la concentrazione, la fiducia e il controllo efficace durante l’esecuzione delle proprie azioni.

L’immaginazione può essere:

Diretta – Consiste nella ripetizione mentale esatta di una abilità come se la si stesse eseguendo in quel momento. In questo modo il bambino ripete un salto, una presa della palla, una corsa o un tiro pochi istanti prima di eseguire questa azione come se la stesse eseguendo in quel preciso istante.

Indiretta – Consiste nella ripetizione mentale di immagini che sono correlate alle azioni da svolgere. Se lo scopo è ad esempio “muoversi leggeri come una piuma”, si potrebbe immaginare una piuma che si muove nell’aria. Oppure si può immaginare di correre come un ghepardo se lo scopo è di muoversi il più rapidamente possibile.

Chi vincerà il campionato di Serie A?

Sono iniziate a uscire le previsioni su quali saranno le squadre che lotteranno per lo scudetto,. Sono valutazioni basate sulle caratteristiche dei calciatori e sul gioco preferito dall’allenatore ma poco si parla della  mentalità dei giocatori e del ruolo del Club. Trattare questi temi in modo integrato darebbe agli appassionati maggiori informazioni su come potrebbe realmente giocare la loro squadra e le principali avversarie. Si potrebbe prevedere come il gruppo reagirà di fronte a situazioni emotivamente intense, come ad esempio subire un goal decisivo negli ultimi minuti di una partita, sapere quali sono i giocatori che risponderanno meglio a situazioni impreviste e quali saranno le ripercussioni sulla squadra delle decisioni della Società ai problemi che si presenteranno.

La mentalità di una squadra si compone, infatti, di questi diversi fattori che quindi non comprendono solo ciò che accade durante la partita ma anche la qualità organizzativa della Società di calcio. Migliore sarà l’efficienza e l’efficacia della qualità organizzativa, maggiore sarà la probabilità della squadra di giocare con una mentalità vincente. Anche l’immagine pubblica gioca un ruolo rilevante, pensiamo alla Juventus che ha la stessa proprietà da 100 anni, al Milan di Sacchi definito “gli immortali”, ai risultati ottenuti dal Napoli attraverso l’epopea di Maradona. Questi due elementi favoriscono la costruzione di una squadra di successo.

Ve ne sono altri a tutti più evidenti, che riguardano gli obiettivi del Club, gli standard di gioco e la qualità tecnico-tattica della squadra nell’affrontare le diverse fasi anche emotive della partita. Questi aspetti determinano l’efficacia collettiva, espressa attraverso prestazioni che sono superiori a quelle che ognuno potrebbe fornire singolarmente.  Infine, un ulteriore componente della prestazione riguarda lo stile di leadership dell’allenatore, il suo ruolo di guida tecnico-tattica e di supporto alla motivazione dei calciatori.

Analizzando questi aspetti potremmo così giungere ad analisi più precise e non solo basate sulle qualità dei calciatori e sui risultati recenti.

Benessere anziani: ottimismo e percepirsi più giovani

Daphna Magda Kalira, Amit Shrirab, Aya Ben-Eliezerd, Noemi Heymane, Inna Shugaevd, and Oleg Zaslavskyh. Feeling Younger, Rehabilitating Better: Reciprocal and Mediating Effects between Subjective Age and Functional Independence in Osteoporotic Fracture and Stroke PatientsGerontology, Published online: May 25, 2022

Il presente studio si proponeva di individuare gli effetti reciproci tra l’età soggettiva e l’indipendenza funzionale durante la riabilitazione da fratture osteoporotiche e ictus e se questi effetti possono essere mediati da indicatori di benessere. Metodi: I partecipanti erano 194 adulti anziani (età media = 78,32 anni, SD = 7,37; 64,8% donne) ricoverati in ospedale dopo una frattura osteoporotica o un ictus. I partecipanti hanno completato misure di età e benessere soggettivo (ottimismo, autostima e soddisfazione di vita) più volte durante la riabilitazione. La misura dell’indipendenza funzionale (FIM) è stata completata dal personale infermieristico all’ammissione e alla dimissione. Risultati: L’età soggettiva più giovane all’ammissione ha predetto punteggi FIM più elevati alla dimissione. L’effetto inverso, cioè i punteggi FIM all’ammissione sull’età soggettiva alla dimissione, non era significativo. L’ottimismo durante il ricovero mediava l’effetto dell’età soggettiva sui successivi punteggi FIM, mentre l’autostima e la soddisfazione di vita non lo facevano. Le analisi di sensibilità hanno inoltre mostrato che l’effetto dell’età soggettiva sulla FIM era significativo sia per i pazienti con fratture che per quelli con ictus. Discussione: I risultati evidenziano l’effetto dell’età soggettiva sui risultati della riabilitazione tra i pazienti con fratture osteoporotiche e ictus e suggeriscono diversi potenziali meccanismi alla base di questo effetto. I risultati della riabilitazione dopo fratture osteoporotiche o ictus potrebbero migliorare se si tiene conto dell’età soggettiva e delle prospettive ottimistiche.

In sintesi: una mentalità ottimista e il percepirsi più giovani sono predittori di un migliore recupero dopo fratture e ictus in persone anziane.