Pensare alle piccole cose per vincere

La mentalità è anche frutto delle tecniche di Daria Abramowicz, giovane psicologa dello sport che Iga Swiatek, vincitrice dell’ultimo Roland Garros, ha reso celebre e che, a quanto pare, gliel’ha messa giù semplice: «Io non credevo che si potessero vincere gli Slam concentrandosi sul gioco di gambe. O sulle piccole cose. Non mi sembrava possibile.

E glielo dicevo anche: mi sembrava troppo facile, troppo banale. Daria mi ha convinto del contrario. Lavoro con lei perché credo che la psicologia non serva solo a risolvere problemi, ma anche a migliorarsi. Ha insistito per farmi capire di nutrire basse aspettative, perché era l’ansia di raggiungere il risultato che mi aveva fatto giocare male prima di Parigi. Basse aspettative non vuol dire pensare di perdere, ma non avere il chiodo fisso del successo. È tenere lo sguardo basso».

L’umore condiziona le prestazioni delle squadre di calcio

L’umore è certamente uno degli aspetti psicologici che può bloccare o fare fiorire una prestazione. Nel calcio la questione è più complessa, non è uno sport singolo dove si deve badare solo a se stessi. L’umore negativo può diventare una specie di virus che si diffonde creando insicurezza nel gioco anche in calciatori professionisti. La Juve orfana di Ronaldo sembra smarrire la strada della vittoria e della convinzione, il Napoli forse spinto dalla memoria di Maradona riesce a giocare e vincere un’ottima partita contro la Roma, l’Inter si riprende subito dalla sconfitta in Champions e batte una squadra che sta giocando un ottimo campionato (il Sassuolo), la Lazio dopo una partita convincente in Europa perde anche lei in campionato.

Questi alti e bassi sono attribuibili a varie cause, una sono convinto che sia psicologica e riguarda la gestione dell’umore della squadra e dei singoli giocatori. Essere di buon umore è un’emozione contagiosa che può allontanare fatica e insicurezza e migliorare la collaborazione e la competitività.

Quanto sono di buono umore queste squadre con i loro alti e bassi così repentini? Quanto l’allenatore si interessa di questa dimensione psicologica? Ovviamente non lo sappiamo perchè in Italia i mister non considerano lo psicologo come parte del loro staff.

Dove invece ad esempio nel Regno Unito questa dimensione è considerata queste sono le considerazioni su questo tema.

  • Comprendere qual è l’umore positivo della squadra
  • Sviluppare un insieme di strategie per incoraggiare questo tipo di umore
  • Apprezzare che l’allenatore e il suo staff siano modelli per manifestare questo tipo di emozioni
  • Equilibrare le richieste di prestazioni ottimali con il bisogni di relazioni efficaci
  • Reclutare giocatori con un carattere positivo e stabilità del loro umore così come sono selezionate per il loro talento
  • Essere consapevoli dei fattori che riducono l’umore
  • Agire rapidamente per sconfiggere le potenzialità negative.

 

Maradona: il calcio in paradiso

Biografia di Diego Armando Maradona

Diego Maradona 1960-2020

Pelè: “Un giorno spero giocheremo insieme a pallone in cielo”.

 

Recensione libro: Lo sport domani

Flavio Tranquillo

Lo sport domani

Costruire una nuova cultura

Add Editore  p.137,  2020

Questo libro parla di quale sia la cultura dello sport dominante nel nostro paese e soprattutto ne mette in luce le criticità che derivano non tanto da limiti organizzativi ma piuttosto dal modo di pensare lo sport. Forse la sintesi più recente di questo tipo di mindset si è evidenziata nel Rapporto per il rilancio “Italia 2020-2022- del gruppo coordinato da Vittorio Colao, nel quale Tranquillo evidenzia che non è mai nominata la parola sport. Ci vorrebbe una discontinuità politico-istituzionale, una rigenerazione complessiva continua l’Autore, che metta in luce come il binomio Sport-Cultura non sia nel nostro paese così accettato e tantomeno promosso.

Il filo conduttore del libro è centrato intorno a questa idea e viene svolta una critica costruttiva e precisa sullo sport concepito solo secondo parametri economici e del conseguimento della vittoria. Se questa è l’impostazione, Tranquillo ci ricorda che nel calcio l’1% dei tesserati (1.000.000) è un giocatore professionista (12.000). Quindi, se ciò che conta è solo il parametro economico, un atleta può rappresentare un esempio positivo per i giovani? In altre parole si ritorna sempre alla stessa domanda in che modo il calcio, come ogni altro sport, può produrre valore sociale e qual è il ruolo delle star dello sport?

Il libro pone altre questioni irrisolte come quello del finto dilettanstimo, degli atleti che a fine a carriera si trovano senza educazione e risparmi e nessuno aiuto predisposto dalle loro organizzazioni sportive. Per non parlare delle nostre scuole superiori che non sono come quelle americane in cui si può praticare sport all’interno delle stesse strutture  scolastiche. E’ un libro di denuncia dell’appiattimento dello sport italiano su strategie solo pensate per la realizzazione di obiettivi a breve termine ma priva di una visione strategica orientata nel tempo.

In conclusione, Tranquillo citando Piero Calamandrei e David Hollander propone che una via di uscita consista nel considerare lo sport come una metafora della vita e che solo con questo approccio sarà possibile sviluppare una cultura dello sport propositiva nei confronti dei valori base espressi dalla nostra società.

Mindset and focus

Bisogna unire questi due aspetti.

La valutazione dell’attenzione

Quando si analizzano le cause per cui individui anche molto esperti, come gli atleti di livello assoluto non raggiungono gli obiettivi che si erano prefissati oppure sotto stress non forniscono le prestazioni di cui invece sono capaci, l’importanza del fattore umano prende il sopravvento rispetto al fattore tecnico e professionale.

Cos’hanno in comune i manager e i leader migliori con gli atleti di élite e i corpi speciali dell’esercito?

L’abilità a prestare attenzione, a non farsi distrarre e a rimanere focalizzati su un compito alla volta. 

Quindi il sapere organizzare la propria attenzione è una delle componenti critiche del successo.

In particolare dall’analisi delle dimensioni attentive e delle caratteristiche dei processi decisionali si ottengono informazioni che riguardano:

  1. Percezione immediata dell’ambiente – Si evidenzia quanto un individuo si ritiene abile nel comprendere cosa sta accadendo o sta per succedere nel suo ambiente lavorativo e in che misura si percepisce consapevole di quali sono gli stati d’animo delle persone con cui entra in contatto.
  2. Abilità di analisi e ad avere un pensiero strategico – Si evidenzia quanto un individuo si ritiene abile ad organizzare la propria attività e quella dei collaboratori, se la persona attribuisce responsabilità ai collaboratori e se verifica con regolarità e tempestività i risultati in corso d’opera e  finali.
  3. Abilità a perseguire con efficacia i propri compiti – Si evidenzia quanto un individuo si ritiene abile a perseguire in modo accurato gli obiettivi che si è posto o che gli sono stati forniti dall’azienda, agendo nel modo previsto.
Per ulteriori informazioni scrivere all’indirizzo del blog.

Migliora l’auto-controllo con il respiro

Risultati a ogni costo?

Cerchiamo di non essere tra quelli che trascurano la vita degli atleti e non si occupano del loro benessere.

 

Consapevoli dei nostri pregiudizi, eliminiamoli

Ogni giorno cerchiamo di dare una spiegazione alle nostre prestazioni e a ciò che sta accadendo intorno a noi. Questa tendenza è particolarmente presente quando dobbiamo spiegarci gli eventi inaspettati.

La pandemia che stiamo vivendo in questo anno è un evento che ricade proprio in quest’ultima situazione. Ci si chiede come è stato possibile che si diffondesse questo virus. Chi avrebbe mai potuto immaginare che ci trovassimo a vivere una situazione simile alle epidemie di colera e di peste dei secoli passati, e che la scienza e i nostri sistemi sanitari si sono fatti trovare completamente impreparati.

In questi momenti, troppo spesso cadiamo nel fornire spiegazioni basate sui nostri pregiudizi. Ci siamo detti che era colpa dei cinesi e che il virus era stato costruito in laboratorio o che è colpa dei migranti che l’hanno diffuso perchè sono sporchi. Altri hanno scelto spiegazioni diverse, i negazionisti hanno scelto il meccanismo di difesa che appunto si chiama negazione. Altri ancora hanno pensato che virus era una giustificazione perchè i governi potessero controllare la vita delle persone, per cui anche loro si sono ribellati all regole dei loro governi, per cui, ad esempio non hanno messo la mascherina e non si lavano le mani.

Come cambiare? Come accettare la realtà? Servirebbe un periodo di allenamento attributivo per imparare a spostare l’origine delle nostre spiegazioni da una interpretazione superficiale, egoistica e basata sui pregiudizi a una basata sull’analisi della realtà, su dati e non su impressione soggettive.

Servirebbe questo approccio per riguadagnare il controllo delle proprie emozioni, portando la nostra attenzione su quelle che favoriscono l’acquisizione di un auto-controllo basato non sulla paura ma sulla responsabilità che ognuno ha nei confronti di tutti.