Gli errori del personal trainer

Come personal trainer, quali di questi errori commetti più di frequente?

Narcisista – Si compiace nel parlare con il cliente, usa il fascino di cui si sente dotato per ammaliare. Mette molta enfasi nel parlare e nella scelta delle parole, spesso difficili o per esperti
Aggressivo – Si esprime dando per scontato che ha ragione e che è ovvio che il cliente si deve iscrivere perché il metodo proposto è infallibile. Parla per frasi fatte e punti esclamativi
Spiritoso – E’ + a suo agio se stabilisce sin dall’inizio un rapporto amichevole con il cliente, usa battute per suscitare ilarità, vuole rassicurare la riuscita del cliente rendendo elementare la proposta
Scienziato – Vuole convincere con i dati oggettivi dei risultati. Poco interessato a capire motivazioni e obiezioni del cliente. E’ sicuro di sé e lo dimostra con le argomentazioni documentate
Guru – Considera questo sistema come la Rivoluzione del fitness di cui è il maestro che introduce l’allievo a una nuova dimensione di vita

Le competenze del personal trainer

Il personal trainer è ormai una figura professionale che si è affermata e diffusa nel mondo del fitness e della promozione dello stile di vita attivo. E’ un ruolo diverso dalla figura dell’allenatore e richiede lo sviluppo di competenze specifiche che possono essere così riassunte.

Sociali e di comunicazione -  Avrai a che fare con un’ampia varietà di persone. Scopo: ottenere il massimo da ogni individuo. Usa le tue abilità sociali. Allegro ed estroverso, in modo che i clienti si riscaldino rapidamente. Semplice e preciso, per convincere a seguire sessione

Empatia - Ogni cliente proviene da background diverso, affronta sfide e vive limiti diversi, fisici e mentali, per diventare fisicamente in forma. Connettiti a livello personale con queste sfide ascoltandoli e capisci la loro condizione. Vedi la vita attraverso i loro occhi, capirne gli obiettivi. Mostra un genuino interesse nei loro confronti

Motivazione e leadership - Uno dei compiti principali è fornire ragioni per motivarsi. Devi essere in grado d’insegnare a motivarsi. Importante è la capacità di motivarti ogni giorno e spingerti oltre i tuoi limiti

Pianificazione e organizzazione - Lavori con molti clienti diversi. Serve organizzazione e pianificazione per redigere piani unici, mantenere la consapevolezza degli obiettivi raggiunti e procedere.

Professionalità – Competenza nel proporre un programma di allenamento. La professionalità si evidenzia nel vestire e nel linguaggio. Cordiale e sincero nei rapporti con i clienti, presentati in modo da dimostrare che si pratica ciò che si predica traendone grande beneficio nel corpo e nella mente.

Subire o controllare?

“Hai una scelta – puoi entrare e lasciare che le circostanze controllino i tuoi atteggiamenti – oppure puoi permettere ai tuoi atteggiamenti di controllare le circostanze”. L’atteggiamento è decisivo per superare le difficoltà.

@BradStevensTeam @Celtics

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Sbagliare per imparare a vincere

Commettere un errore non significa essere un fallimento come atleta. Commettere un errore è un comportamento o un evento specifico. Dire che sono un perdente è un’autovalutazione globale. Dirsi: ho perso questa competizione è una valutazione oggettiva e apre la porta per fare meglio la prossima.

Troppo spesso gli atleti si dicono da soli:

Ho commesso diversi errori → ho fallito la gara → sono un perdente.

Una giusta valutazione potrebbe essere:

Ho commesso diversi errori durante questa gara → L’ho persa → Devo parlare con l’allenatore (o allenatore mentale) e fare un piano per evitare questi errori.
Fai questo esercizio: Pensa a quando hai perso una gara. Per favore, riscrivi la storia in modo da non condannarti come atleta. Sii consapevole di come cambiare il tuo racconto per migliorare la fiducia in te stesso.

Brandon Brooks e l’ansia

Molti pensano che essere un campione comporti la capacità di vivere la propria vita e il successo in modo equilibrato e che non possa succedere che sia proprio questo successo a determinare l’insorgenza di problemi psicologici, come quelli denunciati da Brandon Brooks, giocatore NFL, dopo avere firmato il contratto che chiunque avrebbe voluto avere. E’ stato come ovvio insultato dai leoni della tastiera. La sua difficoltà è invece espressione di come lo stress possa colpire ogni tipo di persona e che la consapevolezza di questa condizione sia decisiva per poterla controllare e uscirne fuori. E’ anche una testimonianza che servirà a coloro che invece non hanno il coraggio di parlarne e di farsi aiutare. Siamo tutti soggetti a perire sotto lo stress della nostra vita, a meno che non agiamo per migliorare il nostro autocontrollo e sviluppare quelle abilità psicologiche e sociali che ci servono per non cadere sotto questa terribile minaccia.
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Lo stress fa bene alle grandi squadre

Le partite delle squadre di Sarri, Conte e Ancelotti mostrano che le grandi squadre hanno più facilità a giocare al meglio partite importanti piuttosto che quelle più semplici della Serie A. Quando la pressione agonistica è più ridotta, queste squadre hanno difficoltà a gestire la routine di un match, che dovrebbero dominare e vincere per manifesta superiorità.

Quando ero un giovane psicologo, chiesi a Robert Nideffer, come mai nel suo questionario sull’attenzione c’era un item in cui si chiedeva se “Sono molto abile nell’assumermi responsabilità in situazioni critiche, ma non altrettanto nella routine quotidiana”. Aveva capito, Nideffer, che i campioni s’impegnavano al massimo spesso solo in presenza di forti stimoli, in caso contrario la motivazione era ridotta e correvano il rischio di fornire prestazioni insoddisfacenti. Il test è del 1976 a dimostrazione che già in quegli anni chi conosceva la mentalità dei più bravi, sapeva che potevano cadere in questa situazione.

Quindi sembra che gli atleti di alto livello trovino la condizione emotiva migliore specialmente nelle partite per loro più sfidanti, come quelle di Champions League, mentre sono meno motivati a raggiungere la stessa condizione psicologica in relazione alle partite di campionato. Questo atteggiamento è evidente nella Juventus che sembra svegliarsi in campionato solo negli ultimi 20 minuti delle partite e nel Napoli che, anche a causa di altri problemi paralleli, ha mostrato due volti totalmente diversi in campionato e in Champions. Meno evidente sembra essere questa difficoltà nell’Inter, probabilmente a causa delle caratteristiche di leadership di Conte, che continuamente infonde nei sui giocatori delle iniezioni di adrenalina grazie al suo comportamento in campo.

 

 

 

 

La sfida per psicologi e allenatori

Come psicologi e allenatori insegneremo a sviluppare un atteggiamento aperto verso gli errori solo se siamo disposti ad accettare che potremmo anche fallire in questo compito.

Siamo disposti a correre questo rischio coinvolgendoci al 100% in questa sfida?

Oppure ci limitiamo a insegnare le tecniche sportive o psicologiche convinti che sono sufficienti per diventare bravi atleti e salvarci dal fallimento professionale?

Il principale compito dell’allenatore

Insegnare ai giovani che vogliono diventare bravi in quello che fanno è un’esperienza molto impegnativa e diversa dal lavorare insieme ad atleti adulti o comunque che già hanno raggiunto un livello internazionale elevato. Sono giovani adolescenti, ragazzi e ragazze, che hanno scelto di dedicare la loro vita all’impresa di scoprire se hanno le qualità per emergere nello sport e per tramutare la loro passione in una carriera sportiva di alto livello.

Negli sport individuali, per alto livello dobbiamo intendere un atleta capace di gareggiare in modo competitivo a livello internazionale. Negli sport di squadra, ci si riferisce al giocare almeno a livello dei due campionati nazionali di massimo livello.

Sappiamo che una volta stabiliti, questi obiettivi, vanno comunque messi da parte perché ci si deve concentrare su quanto serve fare per migliorare e condurre questo tipo di vita quotidiana. Sappiamo anche che non è facile acquisire questa mentalità, a causa degli errori che si commettono continuamente. Mettono alla prova le convinzioni personali che devono sostenere l’atleta nel reagire immediatamente a un singolo errore così come a una prestazione di gara insoddisfacente.

Insegnare ai giovani ad acquisire questa mentalità aperta verso gli errori, interprentandoli come unica occasione, dovrebbe essere l’obiettivo di ogni allenatore.

 

Imparare dagli errori è l’unico modo per vincere

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Arrigo Sacchi ha sottolineato un altro aspetto di questo concetto, affermando che per vincere non bisogna porsi il problema di vincere, altrimenti non si sarà mai un innovatore.

L’obiettivo diventa quindi “fare bene le cose”, avere la cultura del lavoro. Banalmente, sappiamo tutti, che “solo chi non fa, non sbaglia”.

Se siamo consapevoli di questa semplice verità: alleneremo i nostri atleti trasferendogli l’idea che sbagliare è parte della fisiologia della gara e non qualcosa che si può evitare. Alleniamoli con questa idea e diventeranno migliori e più soddisfatti.