Motivazione dei maratoneti

Carbonaro, G., Cei, A., Ruscello, B, e Quagliarotti, C. (2020). La maratona di Roma: caratteristiche motivazionali e strutturali dei partecipanti. Atletica Studi, 2, 39-52.

A distanza di poco più di un anno, viene pubblicato il report della ricerca sulla partecipazione alla maratona di Roma del 2019, ottenuto grazie alla organizzazione dell’evento da parte della FIDAL. La ricerca è finalizzata allo studio dei profili motivazionali, elaborati anche in relazione ad alcuni riferimenti sulle abitudini di allenamento dei maratoneti, secondo le varie fasce di età. Il mondo del podismo, o se vogliamo chiamarlo dei ‘runner’, è ancora in gran parte inesplorato e questo è uno stimolo per approfondirne le caratteristiche da diversi punti di vista.

 

I primi giochi sportivi per atleti con disabilità

Il 28 luglio 1948 si sono svolti i primi giochi sportivi per atleti con disabilità, organizzati dal neurologo Ludwig Guttmann.

I miei libri

La motivazione e allenamento dei maratoneti

In uscita sulla rivista del Centro Studi dell’Alletica leggera.

I pensieri di Sarri sullo scudetto

”Questo gruppo vince da anni, con allenatori diversi, quindi il merito è suo, coadiuvato dalla società. Io come tutti i bambini da grande sognavo di vincere lo scudetto. Non l’ho vinto da grande, l’ho vinto da vecchio, però l’ho vinto.” Sarri in conferenza stampa.

In queste poche parole c’è tutto: la realizzazione del sogno del bambino e il riconoscimento del valore dell’organizzazione.

Quanti allenatori, e non, hanno questa consapevolezza? E la vogliono mostrarla e condividerla in pubblico?

 

Vacanze in movimento

Arrivano le vacanze estive e tutti vogliamo muoverci di più.. Si sente la necessità di fare qualcosa di diverso, di vincere la pigrizia, di uscire dal timore di ammalarsi stando in mezzo alla natura, respirando aria più pulita e sentendo il corpo e la mente più liberi.

Quali sono dunque i bisogni a cui questo bisogno di essere fisicamente attivi fornisce una risposta:

  1. Movimento – Viviamo in una società che ci obbliga a condurre una vita sedentaria, camminare per andare a lavorare o giocare per strada sono attività quasi impensabili e si deve sopperire a questa riduzione di movimento spontaneo istituzionalizzando momenti della giornata da dedicare esclusivamente all’attività fisica/sportiva.
  2. Educare il proprio corpo – Il miglior esempio lo forniscono i bambini nei primi anni di vita, basta osservarli per capire quanto impegno pongono nell’imparare a camminare e a correre o nell’acquisire quei processi di autoregolazione che gli consentono d’imparare riducendo i rischi di farsi del male.
  3. Autorealizzazione – Una modalità collegata allo sport per tutti consiste nel  mantenimento di una condizione di benessere psicofisico soddisfacente. Non sono invece accettabili come forme di valorizzazione positiva quelle di coloro che si servono di sostanze nocive alla salute  o abusano nell’uso di farmaci per migliorare il loro aspetto fisico o le loro prestazioni sportive.
  4. Appartenenza – Per molti sportivi la ricerca del contatto sociale attraverso la pratica motoria/sportiva rappresenta una delle motivazioni principali. Lo sport diventa sinonimo di attività svolta in gruppo. Un’attività su tutte: il podismo; la corsa è uno sport individuale che si svolge in gruppo, perché il bisogno di stare insieme è una dimensione psicologica fondamentale.
  5. Gioco e avventura – Sport per tutti  significa sport a misura di ognuno, in cui la soggettività e l’esigenza del singolo prevalgono sulla regola del modello competitivo tradizionale. L’avventura è quella della persona sedentaria che decide di vincere le proprie resistenze mentali per seguire un programma di attività motoria in palestra.
  6. Vivere in un ambiente naturale – Fare attività fisica immersi nella natura non sorge unicamente dal piacere di respirare un’aria più pulita o di sentire profumi a cui in città non siamo più abituati. E’ una necessità che emerge dal nostro profondo.

Ruolo ed effetti dell’esperienza

Imparare dall’esperienza

W i servizi online offerti dalle palestre.

I primi a reagire con un nuovo modello di utilizzo dei servizi offerti dalle palestre a seguito del coronavirus sono i giovani sino a 20 (Generazione Z).

“… l’industria dello sport affronta la fase 3 completamente trasformata dalla digitalizzazione: per 8 giovani su 10 sotto i 20 anni (la cosiddetta Generazione Z), l’uso di piattaforme per accedere a strutture e corsi ha migliorato notevolmente la fruizione di sport e oltre la metà di loro (53%) si trova meglio nel proprio club da quando è possibile pagare da mobile. A rivelare questo trend è una ricerca dell’Osservatorio Sportclubby, piattaforma per prenotare corsi, campi e servizi dedicati a qualsiasi tipo di sport, che monitora più di 650 strutture e trainer e oltre 250.000 utenti attivi in Italia”.

Lo sport in palestra è sempre più digitale.

“Nell’ultimo mese, per esempio, è raddoppiato rispetto al 2019 (+95%) il numero di realtà che hanno digitalizzato i propri servizi e pagamenti grazie a Sportclubby e le prenotazioni nei singoli centri sportivi sono cresciute del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”.

I benefici di questa evoluzione digitale secondo una ricerca condotta dal’ Osservatorio Sportclubby su 680 sportivi italiani attivi:

  • Per 2 persone su 3 è notevolmente migliorata la comunicazione da parte dei club, per cui è più facile rimanere sempre aggiornati su quello che succede nella propria palestra.
  • Ad apprezzare il nuovo approccio sono soprattutto i giovani tra i 20 e 35 anni (71%), da sempre abituati a informarsi prevalentemente online.
  • Anche l’accesso ai corsi, alle attività e alla prenotazione dei campi è migliorata rispetto a prima che il club utilizzasse l’app: ad affermarlo sono il 66% degli intervistati, tra cui pesa soprattutto il cluster degli under 20 (80%).
  • Oltre la metà degli sportivi (53%) si trova molto meglio ora che abbonamenti e tesseramenti presso il proprio circolo sono gestibili da mobile e questa soluzione piace abbastanza anche a un ulteriore 30% di utenti.
  • Ad apprezzare di più le tessere digitali sono i giovani nella fascia 20-35 (59%), mentre dai Gen Z potrebbe arrivare un segnale per un cambio di rotta riguardo ai programmi di loyalty. Se tra i poco soddisfatti si registra soltanto un 17% di risposte, la concentrazione sale infatti decisamente tra i più giovani (25%).
  •  La quarantena ha restituito tempo per lo sport ai più impegnati, offerto forme di workout online (anche gratuite o a prezzo contenuto), con l’opportunità di raggiungere nuovi utenti rispetto ai soli tesserati. Con il ritorno alla normalità, però, molti hanno messo l’allenamento in secondo piano.
  • Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio Sportclubby su oltre 650 centri sportivi italiani, tra chi faceva sport regolarmente durante l’ultimo mese del lockdown, collegandosi a video corsi in streaming, più di un terzo (36%) oggi ha smesso di allenarsi. Questa fetta di utenti pesa , come detto, per un 29% di prenotazioni in meno registrate nei singoli club rispetto a prima, ma costituisce anche un bacino “dormiente” che sarà possibile fidelizzare e recuperare con operazioni in chiave big data.

La lunga marcia dell’affermazione della Psicologia dello sport alle Olimpiadi

In occasione del 50° Anniversario dell’International Journal of Sport Psychology.

Vogliamo mettere in evidenza come  all’inizio degli anni ’70, l’affermazione di questa disciplina nel mondo dello sport della prestazione assoluta era molto limitata.  In larga parte gli atleti non seguivano programmi di preparazione psicologica e gli psicologi non partecipavano ai più importanti eventi come le Olimpiadi.

Al termine dei Giochi Olimpici di Monaco -1972, Ferruccio Antonelli si rivolse a molti psicologi chiedendo “di scrivere alcune brevi osservazioni dal punto di vista psicologico”. Nove hanno inviato un breve commento e sono stati pubblicati sul n.2, 1972 della rivista.

Il valore storico di questa iniziativa di Antonelli e del ricordarla oggi, consiste nel documentare come l’affermazione della psicologia dello sport applicata allo sport di alto sia stato un percorso lungo e di lenta affermazione. E sono serviti circa 15 anni, perché alle Olimpiadi di Los Angeles – 1984 fosse presente un numero significativo di psicologi dello sport all’interno delle squadre olimpiche.

In generale i commenti denunciano la mancanza di attenzione alla psicologia da parte delle organizzazioni sportive e della medicina dello sport.

J. Cratty (USA), p.99:

“During the Pre-Olympic Scientific Conference, I was questioning daily why there were no psychologists accompanying the American Team. A question which I couldn’t answer, and which proved personally unsettling, particularly, when viewed in the light of subsequent performance and incidences… it is hoped that in future games trained professionals to offer emotional support for athletes will be as common as are the presently available personnel for their physical health.”

J. Ferrer-Hombravella (Spain), p.100:

“Beaucoup d’observations a Munich nous prouvent que les bases de la psychologie du sport sont ignorées par beaucoup de personnes et beaucoup des médecins sportifs inclus.”

H. Rieder (German Fed. Rep.), p.103:

“Sport continues to regard psychology exclusively as a spectacular means of improvising performance without showing any interest in an unconditional and willing cooperation as far as the rather troublesome work of conducting tests and evaluating empirical data is concerned.”

M. Vane (Czechoslovakia), p. 105-106:

We need “Individualization in the care of the competitor (guidance) starting with his education and self-education and ending with intentional psycho-prophylactic, psychoigienic and psycho therapeutic means … it is necessary to point out the development of individualized techniques of cool-up and warm-up directed to an optimization of activation level of the athlete. Th advantage of a cooperation between coach, physician, psychologist and masseur is the evident.”