Sei competitivo?

Un equivoco di cui sono vittima molti atleti è nel giustificare la loro prestazione in questo modo: “Ho perso però ho giocato bene”.

Tempo fa parlando con un atleta della vela mi sono sentito dire: “Sono partito bene, gli altri sono partiti meglio, comunque non posso dire di essere partito male”.

D’accordo ma è un atteggiamento sbagliato, in questo caso la questione non è tanto nell’interpretazione – partire bene o male – L’obiettivo deve essere quello di partire davanti, di competere fin dall’inizio con i tuoi avversari per questo scopo. Per me, ogni altro obiettivo è sbagliato.

Come ci ricorda Martin Seligman, quando diciamo che gli altri sono stati più bravi di noi, diamo una valutazione di tipo globale. Se fosse vera, tanto vale abbandonare la gara, tanto sono più bravi.

Dobbiamo allenare l’agonismo dei nostri atleti, seguendo quanto dice Rod Laver: “Non permettere mai a nessuno di pensare che sia facile fare i punti con te”.

Continuiamo questo approfondimento …

Coe s’insegna a gareggiare?

Imparare a gareggiare è una delle fasi dello sviluppo di un atleta.

Quindi la domanda è: “Quanto tempo dedichiamo in allenamento a sviluppare questa competenza? ma anche “In che modo utilizziamo i risultati delle gare per migliorare questo aspetto?”

E’ una domanda che si devono porre allenatori e psicologi se vogliono partecipare in modo efficace a questo processo di miglioramento dei giovani che allenano.

Sono domande che vanno oltre gli apprendimenti tecnico-tattici e quelli delle tecniche psicologiche che i giovani hanno imparato. Possono avere imparato molto ma non esser capaci di metterle in pratica durante una competizione.

Possono essere persone motivate e relativamente fiduciose, che si allenano con piacere ed efficacia, non hanno particolari conflitti con i loro allenatori e li ascoltano … ma non basta. A livello assoluto, ci sono atleti campioni del mondo del mondo che non sono mai entrati in una finale olimpica.

Pensateci … poi proveremo a ipotizzare delle risposte.

L’immaginazione in campo

Per cambiare serve tempo

Spesso mi viene chiesto da allenatori, dirigenti e atleti al termine della loro carriera di proporgli un percorso di autosviluppo.

La maggior parte delle volte le persone hanno un’idea molto generica di cosa s’intenda per autosviluppo. Per cui l’identificazione e la strutturazione degli obiettivi di miglioramento è già comunque una parte significativa di questo lavoro su se stessi.

Sempre in questa fase iniziale va chiarito un altro aspetto altrettanto essenziale che viene spesso trascurato e di cui non si ha piena consapevolezza: il tempo.

Significa parlare del tempo che servirà per ottenere gli effetti desiderati, imparare a utilizzarli e poi interiorizzare il concetto di miglioramento continuativo, quindi, di un processo di perfezionamento che non avrà mai una conclusione. La consapevolezza del tempo richiesto è importante poiché le persone pensano che sia sufficiente capire per mettere subito in atto il comportamento desiderato. Non sanno o non vogliono riconoscere che il cambiamento richiesto si deve adattare alla loro realtà quotidiana e deve tenere in considerazione le reazioni degli altri, le loro motivazioni e le aspettative. Di conseguenza, il fornire loro una dimensione temporale li aiuta a prendere consapevolezza delle difficoltà tipiche delle relazioni umane e di quanta applicazione serve per realizzare i propri obiettivi

Qui sotto riporto una tabella che può servire a comprendere il percorso di coaching all’interno del quale ci si dovrebbe inserire e le sue varie fasi.

Il vantaggio di giocare in casa persiste anche in assenza degli spettatori

Wunderlich F, Weigelt M, Rein R, Memmert D (2021) How does spectator presence affect football? Home advantage remains in European top-class football matches played without spectators during the COVID-19 pandemicPLoS ONE 16(3): e0248590.

Siamo abituati a pensare che gli spettatori sono la ragione principale del vantaggio di giocare le partite in casa. Questa ricerca mette in evidenza che l’effetto della mancanza del pubblico dovuto alla pandemia è minore rispetto a quello che ci saremmo aspettati.

Sono state analizzate più di 1.000 partite professionali giocate senza spettatori e più di 35.000 partite con spettatori prima della pandemia in campionati di calcio top di sei paesi – Spagna, Inghilterra, Italia, Germania, Portogallo e Turchia – durante le stagioni dal 2010/11 al 2019/20.
L’assenza di spettatori ha determinato una leggera diminuzione del vantaggio casalingo, misurato dal numero di gol e punti segnati. La differenza non è statisticamente significativa.

Nelle ultime 10 stagioni, con gli spettatori, le squadre in casa hanno vinto il 45%, quelle in trasferta ne hanno vinte il 28% mentre il 27%  sono state pareggiate.
Durante la pandemia, le squadre in casa hanno vinto il 43% delle partite, quelle in trasferta il 32% e i pareggi sono stati il 25%.

Nel complesso, lo studio evidenzia il ruolo di altri fattori dietro il fenomeno del “vantaggio di casa”, come la familiarità di una squadra con la propria struttura, così come la difesa del proprio territorio.

La fatica del viaggio è stata avanzata come spiegazione, ma è stata effettuata un’analisi separata che ha esaminato le differenze nei risultati prima e durante la pandemia tra le squadre amatoriali tedesche, che generalmente giocano all’interno della stessa città, ee è emerso che il vantaggio di casa è paragonabile alle squadre professionistiche che viaggiano molto più lontano.

Mentre le squadre non hanno sofferto molto nei loro risultati complessivi, ci sono state alcuni aspetti che si sono ridotti in modo significativo. Le squadre di casa hanno sperimentato una diminuzione statisticamente significativa nelle misure di dominanza della partita valutata nel numero di tiri. Inoltre, le squadre di casa hanno ricevuto meno sanzioni disciplinari rispetto alle squadre in trasferta.

The Journey: sostegno globale alle Squadre di Rifugiati

The Journey | UNHCR in partnership with the IOC and IPC | sportanddev.org

‘The Journey’ chiede un sostegno globale alle squadre di rifugiati che parteciperanno ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha lanciato un potente video per sostenere le squadre olimpiche e paralimpiche di rifugiati, prima delle Olimpiadi di Tokyo 2020.

‘The Journey’ racconta la storia drammatica di un rifugiato costretto a fuggire da casa sua a piedi in fuga da conflitti e persecuzioni. Viaggiando per terra e per mare, alla fine raggiunge la sicurezza, ristabilisce la sua vita e inizia a correre verso un nuovo obiettivo: una medaglia. Creato in collaborazione con due borsisti atleti rifugiati del CIO, il video evidenzia il potere dello sport di portare speranza e cambiamento per tutti coloro che sono costretti a fuggire.

ISSP 15° Congresso Mondiale

Mark on your calendar the deadline to submit your abstracts before you miss it:

May 03, 2021!

Give yourself the best chance of being selected — get a jump-start by reviewing the submission guidelines.

World Autism Awareness Day

 

 

genitori « Alberto Cei

Scegliere un modello eroico

Nel 1647 Baltasar Gracian, gesuita, pubblicò un piccolo libro contenente 300 brevi scritti, utili per affrontare i pericoli della vita e per fornire alle anime libere un percorso per imprimere il loro segno nella vita civile e politica.

Eccone uno per riflettere.

Scegliere un modello eroico

Più per emularlo che per imitarlo. Vi sono esempi di grandezza, testi viventi di reputazione. Ciascuno nel suo ruolo si misuri con chi è primo, non tanto per seguirlo quanto per superare. Alessandro non pianse Achille quando ne vide il sepolcro, ma sé stesso, non ancora sbocciato alla fama. Non c’è cosa che risvegli ambizioni nell’animo come la chiarita dell’altrui fama: la stessa che, mentre distrugge l’invidia, alimenta la nobiltà.

Gracian intreccia qui due aneddoti diversi illustrati da Plutarco nelle Vite parallele di Alessandro e Cesare: Alessandro Magno non piange davanti alla tomba di Achille, ma ne onora la memoria dichiarandolo fortunato per avere avuto un amico fedele in vita e un cantore delle sue gesta dopo la morte; Cesare, invece, pianse leggendo un libro su Alessandro Magno perchè pure avendo raggiunto la stessa età, non ne aveva ancora eguagliato la fama.

L’importanza della routine

La routine previene un decremento della prestazione dopo una pausa [Warm-Up Decrement, WUD].

Questo decremento è particolarmente evidente negli sport in cui vi sono delle brevi pause di gioco, al termine delle quali gli atleti devono immediatamente fornire prestazioni di elevato livello.

Ttime-out negli sport di squadra:

  1. Spesso dettato non solo da motivi tecnici, ma dall’intento di bloccare una fase di gioco favorevole degli avversari. Queste pause determinino una riduzione di attivazione, che si manifesta attraverso una perdita temporanea di quella condizione interna ottimale che consente di fornire una prestazione efficace.
  2. L’atleta prima di riprendere il gioco deve riadattare il suo sistema interno e la sua attenzione alle esigenze della prestazione in modo da essere nuovamente pronto a rispondere.

Il riscaldamento migliore è quello che comprende gli elementi critici della prestazione da eseguire.

Indicato nella preparazione all’esecuzione di abilità closed in cui è presente un grado elevato di stabilità ambientale e l’atleta si può preparare con attenzione a selezionare la risposta e a eseguirla.

E’ stato evidenziato che gli atleti esperti, rispetto ai soggetti di livelli inferiori, dedicano alla routine più tempo

Atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi:

  1. nella lotta gli atleti che hanno vinto una medaglia attuano in modo sistematico specifiche routine pregara per tutta la durata del torneo olimpico, mentre coloro che nella stessa squadra statunitense ottengo risultati inferiori se ne sono serviti in modo molto meno continuativo (non la effettuavano prima d’incontri che consideravano facili o poco impegnativi)
  2. nei nuotatori le loro routine sono distinte in due parti, la prima dedicata al piano di gara e la seconda alla sua realizzazione.